Diario

giovedì 7 agosto 2008
Grazie Bojano, Pechino arrivo.

Queste sono state le mie dichiarazioni del dopo gara di Bojano fatte a Giorgio Rondelli che, come inviato del Corriere della Sera, era presente al Trofeo del Matese.
“ Non sono stato brillante, ma sicuramente consistente. D’altronde appena sceso dalla quota non potevo pretendere di più. Per Pechino resto comunque sereno. Sarà una gara difficile che si deciderà negli ultimi cinque chilometri. Io, a costo di rischiare qualcosa, cercherò di stare con il secondo gruppo, in cui prevedo ci saranno molti atleti asiatici, per poi provare a dare tutto nel finale. Favoriti i keniani Lel, Wanijuru e Korir, anche se non credo che faranno gara di squadra visto che la medaglia d’oro è una sola. Quella di Pechino sarà comunque la mia maratona numero ventisei e la mia quarta olimpiade. Certamente sarà l’ultima volta che indosserò la maglia azzurra. Quale palcoscenico migliore di un’olimpiade per dire basta ? Nel 2009 correrò per il piacere di correre e per rispondere ai tanti inviti che ho ricevuto in passato ed a cui ho dovuto, a malincuore dire di no. Poi mi piacerebbe dedicarmi al giornalismo oppure alle telecronache come spalla tecnica.
Fare l’allenatore ? Non ci penso proprio. Sarei troppo esigente e vedo che al giorno d’oggi ci sono troppi atleti che fanno di testa propria non seguendo i consigli dell’allenatore. I miei eredi? Al momento non ne vedo. Con Pechino finisce l’epoca d’oro della maratona azzurra, visto che non ci sono ricambi fra i fondisti che oggi hanno da 25 a 30 anni. Fra i più giovani Andrea Lalli e Daniele Meucci hanno invece ottime qualità teniche ed agosnistiche per diventare maratoneti di buon livello. Certo è che avranno comunque vita difficile. La maratona mondiale vive attualmente una fase di continua evoluzione per via del grande numero di mezzofondisti veloci provenienti dalle gare in pista.“
Come sempre a caldo (un grazie ad organizzatori e pubblico molisano che sono stati fantastici) è difficile fare delle considerazioni tecniche precise su quanto avvenuto in gara, poi dopo qualche ora è più facile guardare meglio e capire la realtà delle cose. Domenica sera ho corso molto bene per 8 km e invece poi non ho avuto la forza per cambiare ritmo e replicare all’attacco di Matvijchuk, che ritroverò sulle strade di Pechino. Questa mancanza di brillantezza è dovuta sicuramente alla grande mole di km che ho fatto a S.Moritz in queste settimane e che spero di smaltire in questi giorni che restano prima della maratona; un altro fattore da non dimenticare è che con l’infortunio patito a Londra, ho perso quei 30 giorni di allenamento che sarebbero proprio serviti a fare prove veloci che oggi mi sarebbero servite ma che non ho avuto il tempo di provare; ho dovuto quindi baipassare quel periodo buttandomi da subito sull’allenamento estensivo; quindi non sono veloce, ma spero di essere almeno resistente, qualità che in Cina risulterà fondamentale. La mia partenza è prevista per lunedì 11, in questi giorni mi sto adattando al caldo umido di Rubiera, che è simile alle condizioni che troverò a Pechino; mi aspettano un paio di allenamenti intensi (stamattina l’ultimo lungo di 36 km è andato bene), un temporale della notte scorsa ha abbassato la temperatura ma alzato tantissimo il tasso di umidità, quindi non potevo trovare condizioni migliori per prepararmi alla gara. Il morale è sempre alto, non vedo l’ora di partire. Ciao e a presto.


Stefano Baldini

giovedì 12 luglio 2007
Ma dove sta andando lo sport?

Da www.stefanobaldini.net del 12/05/07
In questo momento nel quale lo sport sta vivendo uno dei suoi momenti più neri dal punto di vista della credibilità, non riesco a non fare delle riflessioni purtroppo dolorose.

Ieri sera avevo del tempo libero e non sentendo la solita vocina che mi chiama a letto mi sono messo a leggere i forum dei vari siti che si occupano degli ultimi scandali legati al doping vero o presunto di questi giorni. A volte cerco di ignorare l’opinione dell’uomo della strada, di non farmi condizionare, ma poi inevitabilmente mi interessa cosa pensa l’appassionato di sport. Ebbene come temevo devo constatare con grande delusione che tutto lo sport è sulla via dello sputtanamento totale. Per uno come me che da sempre è pulito dimostrando che col lavoro duro e le capacità individuali di tutto un team si possono ottenere risultati importanti è dura accettare il giudizio di persone che al bar o peggio nascondendosi dietro un nick name si permettono di dire e scrivere che “tanto lo sport a un certo livello è tutto così”, oppure “che per i soldi e le vittorie gli atleti farebbero qualsiasi cosa”. Queste sono cose che personalmente mi feriscono, e allora la domanda nasce spontanea: dove troverò da oggi la motivazione per andare avanti e coltivare i miei sogni di atleta, se ogni volta che farò un risultato c’è sempre quello che metterà in dubbio la mia prestazione? Ci ripenso due e mi dico che invece la motivazione c’è, e sta nel dimostrare sempre che con la passione, l’impegno quotidiano, la tenacia, la voglia di migliorare se stessi si possono fare cose belle e durare a lungo, magari senza più vincere nessuna medaglia o senza fare nessun record (e spero non sia il mio caso), però con la consapevolezza di avere dato il massimo, con la coscienza pulita e la possibilità di andare in giro con la testa ben alta. A questo punto non mi resta che ringraziare ironicamente tutti quelli che hanno barato nello sport per qualsiasi motivo, perché facendolo stanno minando l’esistenza dello sport leale, del sano agonismo, che tuttavia sopravviverà benissimo e molto meglio anche senza di loro. Ciao e a presto.

Stefano Baldini

martedì 28 febbraio 2006
Riflessioni

E’ stato un weekend molto impegnativo, oltretutto “allungato” dalla vittoria di Giorgio Di Centa che mi ha portato il giorno dopo la sua impresa alla Gazzetta. Domenica la gara a Salsomaggiore è andata molto bene, 14 miglia in 68’25” (63’55” alla mezza maratona) è il risultato che mi ero posto come obiettivo considerando il percorso scorrevole (leggera discesa nei primi km). Ho faticato troppo però, il che mi dice che la strada è ancora lunga e dovrò allenarmi molto per essere competitivo a Londra. Non sarò probabilmente a posto per poter raggiungere il mio sogno primaverile (mi sarebbe piaciuto fare il personale) ma non si sa mai, mancano delle settimane importanti anche se ho perso troppo tempo ultimamente. Il tendine è andato benissimo, non ho più nessun problema, la scelta di fare un primo periodo al caldo è stata felice. Poi dopo la gara imparo che Di Centa ha piacevolmente ribaltato il mio pronostico (Piller Cottrer oro) vincendo la 50 km di fondo alle Olimpiadi di Torino e il telefono è diventato rovente, troppe cose abbiamo in comune io e Giorgio perché i giornalisti non iniziassero a telefonare, e così l’incontro in Gazzetta ieri è stato inevitabile. Ho conosciuto un ragazzo veramente a posto, con una famiglia al seguito stile “Mulino Bianco”, bellissimo, poi nei suoi occhi e nel suo modo di fare ho rivissuto i miei momenti post olimpici, la preoccupazione per i tanti appuntamenti che iniziano a fissarsi sull’agenda, la situazione che pare sfuggire di mano ma anche la gioia per un risultato inseguito una vita e la soddisfazione di aver dato il meglio nell’occasione più importante. Gli ho dato dei consigli, per quello che posso dire io, e cioè di vivere al massimo questi giorni perché saranno momenti che non passeranno più anche se dovessimo vincere un altro oro olimpico, non sarà la stessa cosa. Sono felice per lui che non aveva mai vinto cose importanti e ha dimostrato che a 33 anni si può sempre trovare l’occasione giusta, bisogna crederci sempre e non mollare mai. Poi sono contento anche per me, molti mi hanno citato come fonte di ispirazione (Piller e Fabris), Ciampi pure lui mi tirato in ballo di nuovo ed io senza far nulla sono finito ancora sulla prima pagina della Gazzetta dello Sport, ma forse la cosa importante, il mio segno, lo avevo già lasciato 18 mesi fa. In questi giorni mi sto ritrovando però a pensare che Goteborg e Pechino non sono lontane e che io non sono poi così “vecchio”, e allora sotto col lavoro. Intanto penso anche al dopo, sabato inauguro il negozio Baldini Fun Runners a Sant’Ilario, sarebbe bello avere come ospiti molti di voi, vi aspetto numerosi. Ciao e a presto.

Stefano Baldini

martedì 7 febbraio 2006
Windhoek è sempre Windhoek

Windhoek è sempre Windhoek, ci sarò venuto una dozzina di volte ma a me piace sempre un sacco, sia per correre che per il resto. Ma stavolta mi piace anche di più, perché sto ricominciando a correre in modo serio e continuo dopo le vicissitudini del tendine che ancora adesso non è guarito del tutto, ma che almeno mi permette di correre con continuità senza peggiorare, anzi giorno dopo giorno fa un passettino in avanti. Giusta quindi la decisione di venire qui, il caldo fa sempre bene (oggi ci sono 28°) e in più in altura (1700 metri sul livello del mare) posso recuperare più velocemente la condizione che mi permetterà di allenarmi più decentemente. Ho perso un sacco di tempo e di lavori di qualità, infatti sto facendo una gran fatica anche nel fondo lento, ma se il problema è questo e non i dolori va benissimo. Per questo oggi stare qui mi piace ancora di più, è incredibile come fare sport sia parte così integrante della mia vita, sono anche più rilassato e simpatico, infatti dico grazie a Ottavio che nell’ultimo raduno di San Vincenzo mi ha sopportato in giorni dove uscivo solo in bici ed ero un po’ invidioso nel vedere gli altri correre; certo mi piace pedalare (ho fatto 500 km in 9 giorni, niente di che) però che differenza... La giornata qui si svolge più o meno così: mi alzo alle 8, colazione, trattamento del tendine (massaggio per drenare il versamento infiammatorio che si è formato nella notte) e corsa. Verso le 11 vado in palestra (in città) e faccio potenziamento del tronco e posture varie, poi pranzo verso le 13 con riposo o piscina pomeridiana. Il secondo allenamento è circa alle 6, ma cambiamo in base al tempo, infatti in questi giorni ci sono sempre temporali e ieri io e Alessandro (Lambruschini che è qui come tecnico accompagnatore ma che corre spesso con me) ci siamo bagnati di brutto. Cena alle 20,30 dopodichè secondo trattamento al tendine, a volte una birra in compagnia, lettura, Pc, iPod vari prima di andare a dormire. Ci si può accontentare no? Ciao e a presto.

Stefano Baldini

lunedì 17 ottobre 2005
Trento, Pettinengo e stop

Ho concluso questo periodo di gare. Ho viaggiato, corso, mi sono stancato e divertito insieme, direi proprio quello che cercavo da queste competizioni. Due le ho pure vinte (Capri e Scicli, il sud mi porta sempre bene) e siceramente non credevo di correre così bene nonostante l'allenamento "leggero" di questo periodo. A Trento c'erano anche i Campionati di Società e quindi l'obiettivo era far punti per la mia squadra, missione compiuta, anzi con Mascheroni che è arrivato 4° abbiamo acciuffato un bronzo in mezzo agli squadroni militari. Pettinengo invece è stata pura e semplice esibizione (di fatica) ma le sensazioni sono state quella della settimana precedente: buona tenuta e velocità, scarso cambio di ritmo, quindi contro atleti africani che hanno personali vicino ai 13' sui 5000 non potevo fare di più, ma mi è piaciuta la costanza di rendimento e il non mollare fino alla fine. In tutto ciò rimane sorprendente l'effetto che fa la mia presenza a queste manifestazioni: sono sempre sommerso da decine di richieste di autografi, fotografie e quant'altro; la cosa mi fa molto felice e mi presto sempre volentieri, soprattutto quando sono i più giovani a farsi avanti, speriamo serva per portare più ragazzi possibili alla corsa e sono davvero felice di toccare con mano che la gente mi vuol bene avunque io sia, in un momento non felicissimo dal punto di vista personale è una grande medicina. Ora è tempo di ricominciare ad allenarsi a tempo pieno e a programmare il futuro: in questi giorni ha fatto notizia la decisione di correre la maratona agli Europei del 2006, come se tutti si aspettassero una mia rinuncia a quella gara per correrne un'altra più remunerativa; io dico che è normale che faccia le gare della nazionale, sono quelle che mi motivano di più e basta, mica ci sono solo i soldi nella testa di un atleta, poi è chiaro che sarò a Goteborg solo se in condizione di puntare al podio, cosa che naturalmente mi auguro. E via che si va a correre. Ciao e a presto.

Stefano Baldini

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